Fallita. Diciamolo subito, non e’ esattamente semplice. La prima regola e’ intrattenerli. Ci sono i giochi che facevo con i nonni. Ma non ci sono più le targhe con l’abbreviazione delle città. Una soluzione e’ quella di chi più in fretta fa il conto dei numeri del targa e dice la somma. Ottimo spunto per il ripasso della matematica. Se pero’ anche questa non funziona e nel sedile posteriore stanno nell’ ordine urlando piangendo litigando sbuffando sbraitando un’ alternativa e’ quella della storia condivisa: inizia uno e a turno si prosegue nella storia fino a quando non si arriva (possibilmente non prima di un quarto d’ ora) al fatidico ” e vissero felici e contenti”. Piace anche il gioco dei colori. Si dice un colore e a turno si elencano gli oggetti che si vedono di quel colore. Se proprio si elenca un colore difficile si puo’ anche ampliare alle cose che si conoscono, non solo quelle che si vedono. Altro gioco che raccoglie consensi e’ l’indovina cosa. Uno a turno pensa un oggetto, una città una persona un personaggio e solo attraverso le domande degli altri si arriva alla soluzione del quesito. Ho provato a trarre frutti dal mio amore per la geografia coinvolgendoli poi nel gioco delle capitali, laghi, fiumi, attrazioni del mondo. E, non so se per esasperazione o per passione o solo per emulazione, mi hanno seguito nel mio entusiasmo. Stasera poi, per la prima volta, forse grazie alla scuola estiva in inglese, mi hanno chiesto (udite udite) di fare le interrogazioni in inglese. Inventiamo frasi e le traduciamo. Poco conta la lingua, l’importante e’ che si divertano. Stavo dimenticando l’opzione autogrill. In genere una pausa di dieci minuti aiuta. Chiunque.

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