Svegliarsi una domenica mattina di fine novembre. Il profumo di caffè, le vocine delle pulci, un panettone appena comprato.

Colazione insieme. Tempi dilatati. L’intera giornata insieme.

E un obbiettivo, una promessa: l’albero di natale. Manca appena poco più di un mese a Natale. Perché mai dovremmo farlo solo a Sant’Ambrogio? Mio padre ha un albero tutto l’anno, e io glielo invidio.

Il compito merita una preparazione adeguata: la scelta di luci, palle, colori. La musica di sottofondo.Il calore della casa. Del sentirsi protetto, nelle piccole abitudini (il caffè della mattina insieme, il panettone al grissinificio appena si avvicina dicembre) e delle tradizioni (comprare una palla ciascuno, ogni anno). Oggi l’albero è colorato e pieni di dodici anni di acquisti a strati. Non riconosco più la scelta delicata del tutto bianco o tutto oro, ma il colore dei bambini, un albero verde bianco rosso blu oro argento. Gioioso strepitoso illuminato.

E ti chiedi se loro se ne ricorderanno tra vent’anni o forse trenta e se faranno anche loro lo stesso con i loro bambini.

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