Rudi MoellikerParigi, Roland Garros Juniores.

Destinazione amatissima, sport del mio cuore (dopo lo yoga!).

E mi accorgo della meraviglia dell’unione viaggio per sport, viaggio con sport, viaggio per stare bene crescere vincere partecipare scoprire.

Eccoli riuniti sedici under 13 selezionati dalle federazioni di tennis dei rispettivi paesi (Australia, Cina, Francia, Germania, Hong Kong, Italia, Giappone, Messico, Polonia, Russia, Singapore, Spagna, Svizzera, Taiwan, Regno Unito e Stati Uniti) a contendersi la vittoria dei Longines Future Tennis Aces 2013.

Per la prima volta uno straordinario set, che ha reso il torneo libero a tutti, turisti e cittadini, piccoli e grandi: un campo in terra battuta allestito nel cuore di Parigi, nella piazza dell’Hotel de Ville.

Vince, dopo 5 giorni tra allenamenti e partite, Rudolf Molleker.

Gli esordi di Rudi hanno il sapore di una favola: nato il 26 ottobre del 2000 a Severodonetsk in Ucraina, a 3 anni si deve spostare in Germania dove la sua famiglia si trasferisce in una piccola città nei sobborghi di Berlino. Mamma Tathiana lavora in uno studio dentistico mentre il padre, Roman decide di occuparsi dei figli.

Giocare a tennis è la passione del fratello maggiore, allenato da Benjamin Thiele, e, per imitazione, a 5 anni ci prova anche Rudi. E’ amore a prima palla. Lo nota anche Ben, il maestro che sin da allora diventa suo coach e lo segue ancora ovunque. Dagli spalti, in partita, si scambiano continuamente sguardi di approvazione e di condivisione. Una relazione fatta di ore e ore insieme, di speranze dell’uno nell’altro, di crescita reciproca. Quando parla di Rudi, Ben lo fa come di un figlio, e come di una “sua creatura”. L’intervista a Rudi lo è anche a Ben, senza soluzione di continuità.

“È sempre con me, anche quando mio papà non può seguirmi, lui c’è. Ho iniziato con lui, a 5 anni, e da allora abbiamo lavorato ogni giorno insieme, e ora ci alleniamo almeno 6 giorni alla settimana almeno 3 ore al giorno”. Per essere campione dice è necessaria “moltissima preparazione atletica, un fisico perfettamente allenato e poi da un punto di vista mentale pazienza, e grande attitudine a lavorare molto”).

Ammette di dovere migliorare l’atteggiamento in partita (a Parigi, dagli spalti, non evoca simpatia e a parte i fan tedeschi è più facile sentire un applauso quando il punto era dell’avversario di turno), e qualche colpo (ace e variazioni), ma sa che la passione e il talento uniti alla dedizione sono dalla sua parte.

Talento dedizione e passione. Sacrifici, niente distrazioni. Allenamento, senza perdere mai più di un giorno. Ecco la ricetta.

Quella che gli ha permesso di essere primo anche qui, strapazzando il nostro italiano prima e lo spagnolo in finale. In lacrime entrambi. Il carattere teutonico e i geni ucraini hanno inciso?

Ma degli adolescenti della sua età, che tratti ha in comune? Non certo l’alimentazione, assolutamente e doverosamente sana (anche se ammette che il suo piatto preferito è” il doner turco”).

Sicuramente l’abbigliamento sempre sportivo, la musica hip hop e pop nelle cuffie, il (poco) tempo libero davanti al computer.

Non ha icone nel cinema (forse ne ha visto poco?) ma ammira alla follia Roger Federer (“il migliore”), anche se il libro preferito in assoluto è la biografia di Nadal (Rafa, My Life).

Vinto anche questo torneo si prepara ai campionati nazionali, poi deciderà insieme al suo coach la possibilità di scuole internazionali (Bollettieri?), e spera di poter tornare, oltre che a Miami (la Florida è il suo luogo del cuore) a Parigi, la prossima vota per visitarla (i suoi coetanei, per inciso, la sera prima della finale erano tutti all’Hard Rock, lui è rimasto in albergo a riposare).

Il suo obiettivo? Vincere nel grande slam, allenato da Ben, ovvio.

Ops, dimenticavo, la sua canzone preferita ci parla ancora di lui, è di DJ Khaled e si intitola “All I do is win”.

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