Le isole Robison Crusoe, Alejandro Selkirk e Santa Clara formano l’Archipiélago Juan Fernández, scampolo di terra nell’Oceano Pacifico, posto all’altezza di Valparaiso. La sua natura aspra e suggestiva conserva interessanti piante endemiche (215 specie), come le felci giganti, e una ricca fauna fra cui spiccano le lontre, i colibrì dai colori sgargianti, gli elefanti marini australi e le aragoste simili a grossi gamberi.

L’Isla Robinson Crusoe, che pare un turrito castello medievale assediato dai flutti oceanici, a cui Daniel Defoe si ispirò nello scrivere il suo celebre romanzo “Robinson Crusoe”, racchiude storie e leggende straordinarie. Ecco quelle che ancora sono raccontate dagli anziani dell’isola ai bambini.

Quando l’isola fu scoperta, nel novembre 1574, dal navigatore portoghese Don João Fernández, che ne prese possesso in nome della Spagna, era completamente disabitata. La sua fama di terra inespugnabile attraversò i mari e gli oceani, divenendo così subito un nido di pirati. Vi si insediarono prima i filibustieri francesi, capitanati da Jocob L’Hermite nella baia che da allora fu denominata Puerto Frances, e poi gli Inglesi Sharp, Dalpier, Cook, Davis, Strong, Rogers e Anson posero la loro base a Puerto Inglés. Nel corso dei secoli vi giunsero anche numerosi cacciatori di foche e lontre marine, ricercate per le loro morbide pellicce, facendone una strage, per cui questi animali all’inizio dell’Ottocento erano già a rischio di estinzione.

Quanto scritto da Defoe è tutto vero. Infatti, lo scozzese Alexander Selkirk, pirata e avventuriero, fece naufragio sulle coste (1704) dell’Isla Más a Tierra, rimanendovi in totale solitudine fino al 1708. Aveva soltanto “una Bibbia, un coltello, un’ascia, una libbra di polvere da sparo, un fucile, un po’ di tabacco e pochi vestiti”. A 15 minuti di barca da San Juan Bautista, a Puerto Inglés, si trova la grotta dove fu abbandonato e visse l’illustre naufrago, e sulla montagna, sopra San Juan Bautista, a 3 km e a 565 m di quota, vi è il Mirador, da dove Selkirk passava lunghe ore nella speranza di avvistare qualche nave che lo potesse soccorrere.

Ma i misteri continuano ancora oggi. Secondo antiche mappe, ritrovate fortunosamente negli anni Novanta, nel 1715 il capitano spagnolo Juan Ubilla vi nascose un inestimabile tesoro, costituito da oggetti d’oro incaici. Lo cercano in molti ancora oggi in particolare che Maria Eugenia Beeche, di origini olandesi e proprietaria dell’Hotel Aldea Daniel Defoe, e Bernard Kaiser, impresario nordamericano.

Parlare con loro è come entrare nel mondo avventuroso dei corsari e degli avventurieri dei secoli passati.

 

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2 commenti su “Robinson Crusoe? Abitava qui. Fiabe e leggende da mammamiporti (esce tra poco, evviva)
  1. Andrea Trentini ha detto:

    Bellissimo, da piccolo adoravo il libro di Defoe, ma era una riduzione scolastica. Ho provato a rileggere da adulto una versione integrale e ho lasciato perdere, troppo infarcito di propaganda religiosa, peccato, mi ha distrutto un mito.

  2. Cecilia ha detto:

    dobbiamo andarci ho visto un documentario che mi ha fatto impazzire

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