Ieri son dovuta andare a Genova. A7 libera, musica a tutto volume (confesso di aver sentito anche Violetta, che era già nel porta cd della macchina; per fortuna mi sono rinfrescata anima e ragione cambiandolo con Bankie Banx), una sosta per caffè e cornetto all’autogrill di Serravalle.

Peccato per la pioggerella che e’scesa costante e lieve per tutto il viaggio. Fino a Bolzaneto.

Poi il sole che rompeva le nuvole, il vento che soffiava sugli aerei che atterravano vicino al porto, l’aria e la vista del mare.

Come ritemprarsi dal grigio della città. A volte basta davvero poco, pensavo.

Ritagliarsi uno spazio per se, di fronte alla vista preferita. Ho anche pensato di arrivare fino a Camogli e regalarmi una focaccia davanti al mare. Andare a vedere delle case e sperare di poterle comprare. Guardare un negozio di vestiti senza fretta. Entrare in una libreria dolore curiosare.

Camminare senza correre. Respirare senza affanno. Guardare osservando.

Breve vademecum per chi non la conosce bene e ci arriva senza sapere esattamente cosa fare, anche solo per poche ore.

Seguite per il porto vecchio. Parcheggiare e incamminarsi fino al galeone, all’acquario, al Bingo. Aggiungere una sosta alla città dei bambini (se sono al seguito, ma anche solo per curiosare). Mangiare ai tre merli, proprio li. E godersi un tour da Eataly, che non fa mai male.

Poi avventurarsi tra i vicoli proprio li dietro, senza meta precisa, con il naso all’insù per annusare il posto migliore per i propri gusti.

 

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