IMG_1326A Parma c’è la mia seconda casa, no anzi la prima in ordine d’età.

Qui ho passato mesi dai nonni. Qui ho studiato per la maturità. E qui sono rimasta in quarantena per la varicella.

La “Signora delle Violette” che sedusse Stendhal e Marcel Proust, Guido Piovene e Alberto Bevilacqua, e che ospitò la corte aristocratica e gaudente di Maria Luigia d’Austria, concentra in poco spazio importanti capolavori artistici e sa coniugare i piaceri della vita con quelli dello spirito.

Ma soprattutto è il tempio  del parmigiano.

“Et eravi una montagna di parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti, che niuna altra cosa facevan, che fare maccheroni e raviuoli”. Così scriveva Giovanni Boccaccio nella terza novella dell’ottava giornata del “Decamerone”.

A Parma il parmigiano lo chiamano semplicemente “il formaggio” e da secoli si tramandano di padre in figlio i segreti per trasformare il latte appena munto nel “re dei formaggi” dopo un’accurata stagionatura.

Se si vuole conoscere da vicino questo complesso processo si può visitare uno dei molti caseifici del comprensorio della provincia di Parma e, alla fine della visita, dopo l’immancabile assaggio, comprarne un pezzo a prezzi decisamente inferiori di quelli del salumaio sotto casa.

Se no, dalle ex sorelle Picchi (ora Parmacotto) nella centralissima Via Farini, troverete prelibatezze per il palato (per nessun motivo al mondo perdetevi cappelletti e tortelli, torta fritta e culatello).

Prima di essere satolli, un giro per il centro storico. Partendo dalla Piazza. Come per il parmigiano che si chiama solo formaggio, Piazza Garibaldi è solo la piazza.

Il centro. Quello dello struscio, dei negozi eleganti, dei caffè per l’aperitivo. Da dove partono le 4 vie che conducono a tutto.

Il centro storico della città è dominato dal romanico Duomo dell’Assunta (1059) e dal Battistero (1196-1307), ottagonale, opera dell’Antelami, rivestito di prezioso marmo rosso di Verona.

Dietro al Duomo si visita il Monastero di San Giovanni Evangelista, fondato alla fine del X sec. dal vescovo Sigifredo II. La Chiesa è uno dei migliori esemplari del rinascimento italiano.

Il Castello dei Burattini-Museo G. Ferrari espone una vasta collezione di marionette di tutti i tempi. Inoltre la prima e la terza domenica di ogni mese la Compagnia “I burattini dei Ferrari” mette in scena “La favola delle teste di legno”.

Dal 30 giugno al 4 luglio  si tiene il Festival internazionale delle marionette e dei burattini a cui partecipano solitamente 12 compagnie e 19 spettacoli.

Dimenticate le seduzioni di Parma, si prende la provinciale in direzione sud per Felino (12 km), regno del salame e del culatello che richiede una lunga e complessa lavorazione. Le colline attorno sono guardate a vista dal Castello di Felino, possente maniero che domina la zona, dove sovente sono organizzate rievocazioni storiche con sontuosi pranzi e cene in costume medievale.

Verso nord ritornano le armonie della lirica. A Busseto, distante 15 km da Parma, tutto parla di Giuseppe Verdi. Sulla piazza centrale si affacciano la Rocca, il Municipio, il Teatro Verdi dagli stucchi dorati e dai velluti cremisi, l’antico Palazzo del Comune e la Collegiata di San Bartolomeo (XV sec.) dalla facciata gotica. Il Museo dei cimeli verdiani è allestito nel Palazzo Orlandi, un tempo di proprietà di Verdi.

Villa Verdi, residenza estiva del Maestro, è vicino a Sant’Agata (4 km) e conserva anche gli arredi della camera d’albergo di Milano dove morì. Maestoso e imponente il Palazzo Pallavicini si riflette nelle acque del fossato che lo circonda. Pare che Verdi si sia esibito giovanissimo nel Salone Maggiore. Dopo 5 km si raggiunge Róncole Verdi, con la modesta casa natale del Maestro.

Ops, un consiglio last minute: mangiate al Tribunale, proprio dietro a Via Farini e fatevi portare culatello e torta fritta. Poi cavallo pesto e patate arrosto o melanzane alla parmigiana. Non ve ne pentirete.

 

 

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