vista veneziaCorto Maltese, l’intramontabile eroe dei fumetti di Hugo Pratt, intesseva le sue avventure non solo sul Ponte dei Sospiri e in Piazza San Marco, sul Canal Grande e sul Ponte di Rialto. Ma nell’altra Venezia, nascosta e inedita, meno nota, non per questo meno affascinante, lontana dalle calli e dai campielli più battuti dai turisti, che si scopre alle spalle della stazione ferroviaria di Santa Lucia, al di là del Canale di Cannareggio, dove si aprono le vie strette e anguste del Ghetto Nuovo. Ancora oggi è abitato dai discendenti della comunità ebraica, insediatasi qui per decreto del Governo della Repubblica emesso il 29 marzo del 1516. Proprio qui si trovava la Fonderia nuova, in cui vi lavoravano quasi tutti gli abitanti del quartiere. A poco a poco si sviluppò così la vita del Ghetto, i cui sottoportici d’accesso erano chiusi, sprangandone le porte, al tramonto. Sorsero i banchi di pegno e le attività mercantili, ma anche i luoghi di preghiera. Si possono ancora ammirare le cinque Sinagoghe Maggiori (Schole), adorne di ricchi paramenti sacri e monumentali lampadari in vetro di Murano. Attorno svettano case altissime. Una sorta di modesti grattacieli, addossati gli uni agli altri, simili ad alveari.

Sul lato opposto del Campo, che rappresenta il centro del Ghetto, il Comune di Venezia, sotto un simbolico filo spinato, ha inserito sette bassorilievi che rievocano la tragedia della deportazione e dei lager nazisti.

Si esce dal Ghetto sulla destra attraverso il ponte sopra il Rio della Misericordia, fiancheggiato dalle Fondamenta degli Ormesini. Le case si fanno più basse e coloratissime. Attraverso la calle della Malvasia ci si affaccia sul Rio della Sensa, dove si specchia la Chiesa della Madonna dell’Orto. Un’iperbole gotica con statue di santi di marmo sulla facciata. Proprio di fronte si erge l’armonioso Palazzo Mastelli. Un intrico di pizzi e merletti nei decori e nei rilievi fra i quali spunta il singolare bassorilievo di un cammello, impreziosito da bardature da parata. Testimone degli intensi scambi commerciali che la Serenissima aveva con il Medio Oriente, dove i mercanti veneziani erano di casa.

Lungo Calle del Fumo le botteghe artigiane si susseguono le une alle altre. Gianni Basso (Calle del Fumo 5306, tel. 041.5234681) incide a mano, con torchi e bulini, su carte preziose, ex libris, xilografie e stampe di vedute ottocentesche della città.

Ancora pochi metri ed ecco la monumentalità del Campo dei Santi Giovanni e Paolo con al centro il rampante monumento equestre del Colleoni, famoso condottiero bergamasco del Quattrocento, opera di Andrea del Verrocchio. Gotica la Chiesa voluta dai Domenicani nel Duecento, mentre è rinascimentale la Scuola di San Marco, oggi sede dell’Ospedale Civile.

Tutta la potenza militare e politica della Serenissima nelle turrite strutture dell’Arsenale, da cui uscivano le sue navi da guerra e quelle mercantili alla conquista del Mediterraneo. Storia gloriosa che si ripercorre anche nelle sale del Museo Navale, posto alla fine di Riva degli Schiavoni.

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