Quando arrivi da lontano, a venti miglia nord, ti sembra uno strano agglomerato, una torre che spunta, un enorme ammasso di cemento in mezzo al deserti. Ai bambini (ma forse ancor di più ai grandi) appare come un enorme parco di divertimenti. Una piramide (il Luxor), una Tour Eiffel (quella del Paris), una Statua della Libertà (al New York), ma anche il campanile di San Marco con i canali e i gondolieri che vi portano in gondola (al Venetian), un enorme rollercoaster all'interno dell'hotel (sempre al New York, dove c'e anche un casino per bambini). Quando entri, ancor di piu' vivi la sensazione che non sia reale. Una situazione parallela alla tua vita, una bolla sospesa dalla realta'. Un trenino elettrico che porta avanti e indietro tra i vari hotel, l'Excalibur (un vecchio castello medioevale), il Luxor (di notte la piramide riflette luce e la punta e' di diamante) e il New York (con l'Empire State Building, il Chrysler, e il Brooklyn Bridge). Caldo soffocante all'esterno, freddo glaciale in ogni hotel. Tutti nella realtà sono identici. Enormi casino, luci serali anche quando fuori e' pieno giorno, centri commerciali infiniti. Si spende. Cash Cow. Tutto e' caro, o almeno più caro che altrove. Las Vegas e' perfetta come partenza ma ancor più come tappa finale di un tour nel west. Qui più che altrove riprendi contatto, violentemente, con la cultura dello spreco e del divertimento. Insegni ai figli che al gioco d'azzardo si perde sempre (prova: puntati 21 dollari, su indicazione della bisnonna; persi in meno di dieci minuti a puntate da trenta centesimi l'una). Qui tutto e' tanto, luccicante, rumoroso, festaiolo. Tantissima gente, tutti che spendono, mangiano, giocano, comprano. Il regno dell'eccesso. In albergo non c'e una piscina, ma una finta spiaggia con sabbia e onde. In albergo non c'e un parco giochi, ma un enorme ottovolante con giro della morte; non c'e animazione serale, ma David Copperfield che due volte al giorno si esibisce; non la cantante ferragostana delle nostre riviere, ma Jennifer Lopez o Celine Dion. Tutto all'eccesso. Da vivere come tale.

 

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