canossacorteomatildico3E’ come sfogliare il libro di storia. Un nome, una strada, una nobildonna: Matilde di Canossa.

Un angolo d’Italia non ancora saccheggiato dal turismo mordi e fuggi: la via Matildea.  Speciale itinerario per questo mese di ripresa scolastica.

Nel nome della coraggiosa contessa che nel gennaio del 1077 riuscì a piegare l’Imperatore Enrico IV, l’Assessorato al Turismo della Provincia di Reggio Emilia ha tracciato un percorso che attraverso paesaggi incontaminati rivisita i luoghi più suggestivi dei domini appartenuti a Matilde.A Bibbiano è già Medioevo profondo.

Strade strette e vicoli assediano la grande Chiesa Parrocchiale segnata da un alto campanile. Di fronte si staglia la visione del borgo di Quattro Castella con i resti di turriti manieri.

Si sale verso Bergonzano lungo i primi tornati dell’Appennino Reggiano. Isolato sulla sinistra l’Oratorio della Madonna della Battaglia dove le truppe di Matilde si scontarono con quelle di Enrico IV. Un cartello ne racconta la storia in modo preciso, come tutti quelli disseminati lungo il percorso matildeo. Dopo Grassano boschi di faggi e di castagni, calanchi grigi erosi da piogge e venti.

Dinanzi ecco Canossa che si eleva su di uno sperone di roccia. Si lascia l’automobile alle prime pendici del colle e si prosegue a piedi per circa 600 m fra case antiche in pietra.

Sulla sommità è stato allestito in alcuni locali del Palazzo di Matilde il Museo di Canossa. Tronchi contorti di querce secolari fanno da quinta ai resti del Castello e della Chiesa di Sant’Apollonio. Possenti mura segnate dal tempo raccontano la storia di papi e imperatori, di nobili e capitani, di mercenari e soldati di ventura. Un Medioevo mitico che vide protagonisti “l’un contro l’altro armati” il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV. Per ben tre giorni Enrico implorò, scalzo e vestito da pellegrino, il perdono del pontefice sotto le mura del castello e l’annullamento della scomunica. Grazie alla mediazione di Matilde la pace fu fatta. Una pace effimera. Seguirono anni di guerre e di morti.

Poco lontano si apre l’anfiteatro dei calanchi, dove saltano le lepri e svettano le linee ardite del Castello di Rossena e della Torre di Rossenella, possenti strutture difensive del XII secolo.

Ritornati sulla strada principale, a San Paolo d’Enza, serrata intorno al suo Castello, un bivio sulla sinistra porta nella provincia di Parma dove la storia infinita del Medioevo continua nel Castello di Torrechiara dove il tempo si è fermato. Nella corte d’onore un pozzo centrale. A sinistra le stalle, a destra la fuga dei saloni completamente affrescati. Stupefacenti quelli della “Camera d’oro”, dedicata a Bianca Pellegrini, la nobildonna amata da Pier Maria Rossi che fece edificare il Castello nel XV secolo.

Fuori le mura si estende il borgo silente con le sue case in pietra, dove un tempo vivevano servi e contadini e oggi produttori di vini e ristoratori.

A proposito: questo è un weekend del gusto oltre che della storia, è patria di parmigiano, tortelli d’erbetta, picaia di vitello e salumi a non finire.

Per godersi la famiglia la fine dell’estate e l’Italia come proprio si deve.

 

Come arrivare

L’itinerario non supera i 150 km e da Reggio Emilia si snoda lungo strade ben tracciate e di scarso traffico.

Per informazioni sulla Via Matildea e sull’orario di apertura dei vari castelli bisogna rivolgersi all’Ufficio Turistico di Reggio Emilia

 

 

Dove dormire / mangiare

A Reggio Emilia ottima è l’ospitalità dell’Hotel della Posta, ricavato all’interno del Palazzo del Capitano del Popolo

 

Oppure, il bed & breakfast Villa Anita

Location bellissima, affreschi nelle sale comuni, stanze grandi e molto pulite, curate in ogni dettaglio. La padrona di casa vi seguirà in tutto e vi farà sentire come a casa.

All’interno del Castello di Torrechiara  vi è il ristorante La Taverna del Castello. Vera taverna medievale, si gustano i piatti più saporiti del tempo fra cui i tortelli alle erbette o ai carciofi e la duchessa di Parma, fesa di tacchino con marsala.

 

 

CREDITI FOTOGRAFICI

Provincia di Reggio Emilia

Giuseppe Maria Codazzi

Mario Rebeschini

 

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