Quando ho iniziato a scrivere questo blog ho subito pensato che la cosa che meglio so descrivere, quella che amo di piu’, sono gli alberghi.  Pensavo addirittura a un sito di hotels, una sorta di “CdciBe- make your own escape”, qualcosa che raccontasse solo gli hotel provati. Che tracciasse critiche ed elogi, con lo sguardo di chi vive l’ospitalita’ come un lavoro, “il lavoro”.

Io vivrei in albergo.  Mi piace arrivare, studiare l’accoglienza, il sorriso di chi sta in reception, sentire il profumo degli asciugamani puliti e trovarli perfettamente bianchi e stirati, mi piace la totale mancanza di tracce di polvere e mi piacciono le coperte stirate alla perfezione. Alla mattina le torte fatte in casa, la disponibilità del personale a trovare la soluzione iper proteica oppure ipoglicemica. Le chiacchiere con la proprietaria o il direttore. Capire chi ci va, quanto sta, cosa cerca.

Prima o poi aprirò un bed and breakfast. In Provenza. O a Tarifa. Oppure a Camogli, come hanno fatto Fulvio e Mario.

Ho ritrovato tra le foto di quest’anno quelle di Torgnon, Val d’Aosta. Qui la una famiglia, mamma papà e i figli, gestiscono in toto questa bella proprietà alla sommità del paese. Alla mattina ti svegli e trovi la crostata ancora calda e il profumo di brioche appena sfornate. Ti addormenti con il profumo del diffusore d’ambiente (che poi la signora ti regalerà prima di partire), magari un latte caldo per dormire meglio. Ognuno si prodiga a dare consigli per passare giorni felici. Sarà forse vero che in questi ultimi anni il meglio dell’hotellerie italiana si sta sviluppando proprio ad alta quota?

 

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